muuto e27

 

Ultimamente il design è diventato una sorta di parola d’ordine, che sembra avere la capacità di trasformare per magia prodotti comuni in oggetti esclusivi: niente di più sbagliato!

 

Effettivamente non è semplice formulare una definizione universale e unanime di design. Innanzitutto vediamo di capire cosa significa la parola design in italiano:

design = progettazione

la progettazione è quell’insieme di attività che preludono alla realizzazione di un manufatto e la delega ad altri. In contrapposizione con l’artigianato, che realizza oggetti singoli e in cui il progettista coincide con il realizzatore, il design si può far nascere dall’epoca della rivoluzione industriale.

La coincidenza tra design e progettazione implica che ogni oggetto che abbia alle spalle uno studio di fattibilità, che tenda alla risoluzione dei problemi, che abbia l’intento di migliorare un gesto quotidiano, che voglia rendere la nostra vita più semplice e confortevole, che ottimizzi i tempi di lavorazione e i materiali di costruzione, è un oggetto di design. Se a ciò si aggiunge la cura per il dettaglio, la ricerca di una forma estetica, la sperimentazione su nuovi materiali e le emozioni che esso suscita ogni volta che lo si usa, tocca, guarda, ci si avvicina davvero molto all’essenza del design. Perché il design, pur non essendo arte, non è solo funzionalità ma anche la capacità di far vibrare le anime.

 

Per capire meglio possiamo farci aiutare dalle parole di Herbert Simon, che ha elaborato la più universalmente nota definizione:

“design è ogni strategia volta a cambiare la situazione esistente in una migliore”.

Infatti, il design ha una missione: risolvere problemi attraverso uno strumento, il progetto. I problemi nascono da bisogni ed esigenze delle persone e la loro soddisfazione migliora la qualità della vita. Quindi il design deve elaborare delle soluzioni per problemi di forma, usabilità, ergonomia fisica; esso entra nel rapporto tra il prodotto e il suo utilizzatore. Il design di un oggetto, quindi, racchiude in sé un elevato insieme di studi come l’ergonomia, l’usabilità, la pre-produzione, l’impatto ambientale, la dismissione, i costi, la scelta dei materiali e delle loro proprietà, le caratteristiche meccaniche e strutturali.

Bruno Munari, uno dei maggiori protagonisti del design e della grafica del Novecento, nel suo libro edito nel 1981 “Da cosa nasce cosa” cita le Quattro regole del metodo cartesiano del 1637 per definire gli step necessari alla creazione di un buon prodotto:

“La prima era di non accogliere mai nulla per vero che non conoscessi esser tale per evidenza: di evitare, cioè, accuratamente la precipitazione e la prevenzione; e di non comprendere nei miei giudizi nulla di più di quello che si presentava così chiaramente e distintamente alla mia intelligenza da escludere ogni possibilità di dubbio.
     La seconda era di dividere ogni problema in tante parti minori quante fosse possibile e necessario per meglio risolverlo.
     La terza, di condurre con ordine i miei pensieri, cominciando dagli oggetti più semplici e più facili a conoscere, per salire a poco a poco, come per gradi, sino alla conoscenza dei più complessi; e supponendo un ordine anche tra quelli di cui gli uni non precedono naturalmente gli altri.
     In fine, di far dovunque enumerazioni così complete e revisioni così generali da esser sicuro di non aver omesso nulla.”

- René Descartes -

 

La lezione che Munari trae da Descartes prevede di circoscrivere e definire il problema. A questo punto non basta una buona idea per risolverlo, bisogna procedere suddividendolo in parti minori e in singoli problemi. Risolti i piccoli punti in cui è stato frazionato, partendo dagli aspetti più semplici e noti per addentrarsi sempre più a fondo nei dettagli e nelle zone sconosciute, si ricompongono in modo coerente secondo le caratteristiche materiche, psicologiche, ergonomiche, strutturali, economiche e formali. Perché secondo una regola giapponese il bello è conseguenza del giusto.
Successivamente si deve semplificare, eliminando tutto ciò che non serve alla realizzazione delle funzioni. E’ un lavoro difficile ed esige molta creatività, ma permette di ridurre i costi, diminuire i tempi di produzione, lavorazione e montaggio. Complicare, invece, è molto più facile, basta aggiungere tutto quello che viene in mente senza preoccuparsi delle conseguenze.

 

In quali settori si trovano problemi e soluzioni di design?
Nell’arredamento, laddove si utilizzano al meglio gli spazi abitabili, laddove si provveda all’illuminazione più adeguata, laddove si provveda a soluzioni trasformabili e mutevoli, a spazi adatti per i bambini, a sistemi flessibili per aree di lavoro e svago.

 

Qual è la differenza tra stile e design?
Lo stile è un lavoro su aspetti rassicuranti come proporzioni, materiali, estetica, che di solito non innovano il prodotto. Il design invece supera lo stile, magari senza venire subito compreso, e il proposito è innovare con l'industria. È difficile dire se Achille Castiglioni avesse uno stile. Ogni suo progetto aveva un'identità diversa perché nasceva da un'intesa con l'azienda. Di lui si può dire che ha un approccio al design. Lo stile dovrebbe essere una conseguenza.

 

Perché continuiamo a produrre oggetti in questo mondo sovraccarico di produzioni?
Perché l’uomo con la sua tensione evolutiva, continua a ricercare il miglioramento. Design è infatti anche antropologia culturale in un certo senso, poiché deve capire quali sono i bisogni delle persone e deve sapervi rispondere con coscienza etica, sapienza tecnica, armonia estetica.

 

Un esempio di vero design è quello nordico, che grazie alle linee essenziali, all’attenzione nella scelta dei materiali, alla perfetta unione di funzionalità ed estetica, all’ironia mette in atto tutti gli elementi fondanti del design. Uno dei principi più importanti è la ricerca di soluzioni per semplificare la vita quotidiana delle persone per renderla più comoda e piacevole.
L’area geografica di pertinenza include Scandinavia, Paesi Bassi, Belgio, Germania, Regno Unito.
Arredare la casa con stile nordico significa creare un ambiente caldo, accogliente, con una predominanza di toni chiari e naturali dati dall’abbondante uso del legno chiaro e naturale con una prevalenza di frassino e pino di Svezia valorizzati da tocchi di colore deciso, vivace e sorprendente. Il design nordico è l’ideale per chi desidera che gli elementi della propria casa siano attenti alla sostenibilità ambientale, ai processi produttivi e ai materiali impiegati.
Lo stile, fin dall’inizio del Novecento, è minimale e funzionale, caratterizzato da linee semplici e pulite. Sovrabbondanza, eccessi decorativi non sono di casa; il classico salotto in stile nordico è composto da grandi e comodi divani, qualche libreria, un importante tavolo da pranzo per condividere con famiglia e amici la quotidianità in casa.
Un altro elemento fondante dello stile nordico è la democraticità; ben lontano dal lusso e dall’esclusività, infatti, l’arredo nordico deve essere accessibile, quindi quando vengono scelti materiali, lavorazioni e finiture si ragiona in vista dell’obiettivo: il rapporto qualità/prezzo deve essere ottimo!
Nel periodo tra Prima e Seconda Guerra Mondiale in tutta Europa i designer manifestarono un desiderio di modernità e innovazione, i nordici svilupparono uno stile indipendente. In quel periodo emersero i grandi Maestri Eero Saarinen, Alvar Aalto, Finn Juhl, Arne Jacobsen, Herbert Krenchel, che progettarono oggetti diventati delle vere e proprie icone riconosciute ancora oggi.
Oggi come allora è un momento di grande fermento e crescita per il design nordico, infatti sempre più sono i nomi di singoli designer che si mettono in luce per la loro completezza (Lars Tornøe, Mattias Ståhlbom, Form Us with Love, Julien de Smedt, Nicholai Wiig Hansen) e sempre più sono le aziende che spiccano nel panorama quotidiano perché riescono ad offrire ai clienti il miglior design contemporaneo (Hay, Muuto e Normann Copehagen).

Normann Copenhagen Rainbow trivet

Una delle icone contemporanee è Rainbow Trivet, il sottopentola di Normann Copenhagen, che aperto assolve la funzione e chiuso occupa il minimo spazio indispensabile. Disegnato dal trio tedesco Ding3000, ha vinto il Good Design Award nel 2011.

muuto pull lamp

La linearità e l’essenzialità che caratterizzano gli elementi del design nordico si sposano bene anche in ambienti più classici. Ne sono un mirabile esempio le lampade di Muuto: e27, che dona un tocco ironico ad ogni stanza della casa; pull, che grazie alla convivenza di legno e tessuto è adatta a convivere con ogni stile di arredamento; e infine la lampada up e la lampada leaf, che grazie alla tecnologia led sono preziose per il risparmio energetico.


Questo è il design e questo è ciò che scelgo per Details: solo prodotti che siano creati con cura e che siano durevoli. Si tratti di complementi d’arredo, di illuminazione, di accessori o di bijoux, siano fatti a mano, o prodotti industrialmente, tutti sono comunque realizzati con una particolare attenzione per ogni dettaglio. Qualità dei materiali, tecniche costruttive, sostenibilità ambientale (in fase di realizzazione, dell’uso e di smaltimento), prezzo e aspetto estetico sono tutti ugualmente essenziali e non si può rinunciare a nessuno di essi.

Roberta